Occidente solitario

Nel 2012 ricevo una telefonata dal mio amico e attore Claudio Santamaria. Mi parla di questo testo di un autore irlandese Martin McDonagh che sta per interpretare. Un testo forte, potente. Un affresco sul declino della civiltà occidentale visto attraverso il rapporto litigioso, stupido e violento di due fratelli in un paese sperduto della verde Irlanda. Mi propone di incontrare il regista dello spettacolo, Juan Diego Puerta Lopez, un giovanissimo ragazzo colombiano con le idee molto chiare. La musica di uno spettacolo tetarale, a differenza di un film, vive delle pause e dei cambi di scena ed ha pochissimo spazio, spesso sovrastata dalla parola. Il testo di McDonagh è fittissimo e lo spettacolo era pensato per quadri. La grande difficoltà era creare una atmosfera senza che i personaggi perdessero profondità appiattendoli con dei temi individuali. Ho cercato di pensare al luogo fisico senza che necessariamente diventasse “Irlanda”. Ai rumori del villaggio, del bar. Ho composto tutto con la chitarra elettrica e come al solito l’approccio elettronico mi ha permesso di trasfigurare questi paesaggi e renderli metaforici, dei semplici segnali di paesaggio. Dalle sessions sono uscite due canzoni che amo profondamente: “Priest” e la prima versione di “Girl in the well”, murder ballad elettronica finita poi in “Eat Me, Drink Me”. In ultimo avevamo la necessità di una canzone per il finale che avesse un testo in italiano e in quel periodo avevo appena fatto esordire i THEGIORNALISTI in un piccolo club di San Lorenzo, il Coffee Pot. Adoravo la scrittura scanzonata di Tommaso Paradiso e gli chiesi se gli andava di scrivere un pezzo in italiano insieme su due fratelli che si odiavano e litigavano in continuazione. Lui ne fu entusiasta, dopo essere venuto a vedere una prova aperta dello spettacolo. E così è nata la canzone “Occidente Solitario”. Lo spettacolo è stato un grande successo di critica e pubblico ed è stato replicato per due anni in tutta Italia.

“…Leenane diventa il luogo di perdizione sconosciuto al mondo intero ma pieno di tutto ciò che lo renderebbe degno di essere chiamato “inferno”. Un simbolo, un luogo comune, un antro in cui la vita si volge tra pinte di birra e whisky. Immagine di un’ Irlanda che niente ha dei prati verdissimi e delle leggende, ma che diventa simbolo della distruzione sociale contemporanea”

Emanuela Ferrauto

dramma.it

Occidente Solitario (Italia, 2012)

Occidente Solitario racconta il continuo litigare di due fratelli, Coleman e Valene, il cui padre è appena morto per un colpo di fucile. Valene è interessato unicamente alle sue statuine religiose e a bere whisky che gli viene fornito a domicilio da una giovane chiamata “Ragazzina”. Coleman pensa solo a mangiare e partecipa ai funerali del paese per riuscire a degustare gratuitamente salsicce e rustici. Un giorno Padre Welsh, parroco della comunità, trova nel lago il corpo di Thomas Hanlon che si è appena suicidato; Valene lo aiuta a tirarlo fuori. Intanto, Coleman, rimasto solo in casa, per dispetto distrugge tutte le statuine di Valene, gettandole nel nuovo forno. Padre Welsh è l’unico che prova a risolvere il rapporto conflittuale tra i due fratelli, ma i suoi consigli restano inascoltati. Padre Welsh, depresso a causa dell’odio tra i due, e con una scarsa autostima, scrive una lettera che consegnerà a Ragazzina durante un commovente incontro in riva al lago prima di suicidarsi. Nella lettera, Padre Welsh chiede ai due di andare d’accordo, avvertendoli che il loro astio avrebbe avuto delle ripercussioni sulla sua anima. Quando Coleman e Valene leggono la lettera, consegnata da Ragazzina, disperata per la morte del parroco per il quale provava un profondo affetto, credendo che una punizione possa abbattersi su di loro in seguito al suicidio di Padre Welsh, decidono di provare a riconciliarsi e ne deriva una scena di confessione in cui, a turno, i due fratelli ammettono i torti che avevano segretamente commesso in passato l’uno contro l’altro, dimenticando ogni altro peccato. Ma ne scaturiranno ulteriori scene di lotta e distruzione.

REGIA: Juan Diego Puerta Lopez
ATTORI
: Claudio Santamaria, Filippo Nigro, Massimo De Santis, Nicole Murgia, Azzurra Antonacci
TESTO: Martin McDonagh
LUCI: Sergio Ciattaglia
SCENOGRAFIA: Bruno Buonincontri
COSTUMI: Caterina Nardi
PRODUZIONE: Gli Ipocriti